Test Accesso Programmato 2024

MATERIA: COMPETENZE DI LETTURA E CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI STUDI

Quesiti Risposta Multipla

190. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.  
Il nome "eschimese" deriva dall'algonchino, una lingua indiana, che in modo dispregiativo chiama questo popolo "mangiatori di carne cruda" (letteralmente si traduce "mangia crudo"). Gli eschimesi chiamano invece loro stessi Inuit, che significa "veri uomini". Le prime documentazioni relative a insediamenti umani nel continente americano risalgono a circa 28.000 anni fa. Questi popoli, definiti "protoindiani", non abitavano ancora l'Artide, che ai tempi era ricoperta quasi completamente da un immenso ghiacciaio. Circa 6.000 anni fa alcune di queste popolazioni iniziarono un movimento migratorio verso l'odierna Alaska, cosicché dal 500 d.C. cominciano ad essere documentate le prime civiltà specializzate nella caccia in mare aperto.
Quando nel XVI secolo i grossi cetacei cominciano a evitare l'Artide a causa dell'irrigidirsi del clima, gli eschimesi si trovano costretti a cibarsi unicamente di foche; questo dà la spinta necessaria allo sviluppo di una nuova tecnologia che permetterà di pescare anche in pieno inverno: la pesca attraverso un foro nel ghiaccio. Gli eschimesi cacciano almeno 20 specie di animali, sfruttando tutti gli habitat e tutte le catene alimentari dell'Artide.
In inverno gli Inuit si dedicano prevalentemente alla caccia alla foca. In aprile e in maggio si dedicano alla caccia in mare aperto ai cetacei e alla caccia sulla terraferma all'orso bianco e al bue muschiato. In estate e in autunno vi è la caccia collettiva ai caribù, la caccia con trappole ai lupi, alle volpi ed alle lepri, la pesca del salmone, la caccia ad uccelli acquatici e la raccolta di erbe e di frutti commestibili. Prima dell'avvento del motore gli eschimesi spostavano gli insediamenti con il variare delle stagioni, visto che non si potevano inseguire prede che fossero più lontane di un giorno di cammino tra andata e ritorno.
Oggi non è più così visto che grazie a motoslitte e barche a motore i cacciatori possono compiere lunghi viaggi in tempi così brevi da non assomigliare minimamente alla tabella del cacciatore eschimese tradizionale. Grazie alle nuove tecnologie derivate dai contatti con l'uomo occidentale, i campi eschimesi tendono a diventare villaggi stabili. Un vecchio eschimese ha riassunto così "Da quando mio figlio ha comperato motori per le barche abbiamo una dimora stabile; da quando mio figlio, grazie al fucile e alla motoslitta, raggiunge la preda, non soffriamo più la fame."  
(Tratto da: Gli eschimesi: il nome, la storia, www.inftub.com)


Quale delle seguenti affermazioni è corretta? 
126. Come è detta la figura retorica consistente nell'accostare, nella medesima locuzione, parole che esprimono concetti contrari?
62. Qual è l’autore dell’opera del XVII secolo “Don Quijote de la Mancha”?
239. In quattro dei seguenti termini il suffisso “-teca“ ha lo stesso significato. Individuare il termine rimanente.
175. La parola "filosofia" significa:  
111. Quanti sono i versi di un sonetto? 
47. «La Constitutio de feudis (o Edictum de beneficiis) è il decreto emanato il 28 maggio 1037 dall’imperatore Corrado II il Salico. […] Con questo editto veniva riconosciuta ai vassalli minori (i valvassori) l’irrevocabilità ed ereditarietà dei loro feudi, estendendo così i diritti di cui già godevano i vassalli maggiori in virtù del capitolare di Quierzy (877). Veniva stabilito, inoltre, che, in mancanza di eredi diretti, il feudo potesse essere trasmesso anche ai parenti prossimi fino al terzo grado, e che nessun feudatario o conte o vescovo potesse privare del feudo un valvassore senza una grave e giustificata motivazione, che doveva essere sottoposta per l’approvazione a un consiglio di valvassori. Venne proibito anche ai grandi feudatari di permutare, alienare e affittare i benefici dei loro valvassori senza il consenso di questi ultimi.» (La storia. Dall’impero di Carlomagno al Trecento, serie coordinata da Massimo Salvadori per Grandi Opere di UTET Cultura, vol. 5, 2004, p. 156)
Quale sembra che fosse l’obiettivo dell’editto descritto in questo testo?
224. Accanto a ciascuna riflessione sui testi biblici, è stato inserito il riferimento a una vicenda storica, contemporanea o vicina al nostro tempo. […..] Persino nel nostro tempo molte altre figure potrebbero essere riconosciute capaci di profezia: sono uomini e donne, anche decisamente estranei alla comunità ecclesiale, che sanno ascoltare le parole di speranza delle Scritture, pur senza chiamarle “sacre”; che sanno riconoscere la Via che conduce al bene dell’umanità senza chiamarla “salvezza”; che spendono la loro vita per accompagnare gli altri alla pienezza di sé e del dono in loro seminato, anche senza appellarsi all’etica che sgorga dall’esperienza cristiana; che incarnano con convinzione e dedizione la ricchezza che noi conosciamo dalla Buona Notizia di Gesù, magari anche senza riferircisi o conoscerla.
ORAZIO ANTONIAZZI Lo Spirito come il Vento soffia dove vuole Centro Ambrosiano


Quale delle seguenti deduzioni ricavate dalla lettura del testo è corretta?
160. In base alla Costituzione italiana, il Presidente della Repubblica è eletto:   
96. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. 
I camini delle fate della Cappadocia sono al centro di alcune delle immagini più evocative provenienti dalla Turchia. Conosciuti visivamente a livello mondiale soprattutto in occasione delle feste delle Mongolfiere estive, scientificamente noti anche con il nome di "Hoodoos" o "Piramidi di terra", queste formazioni rocciose hanno un'altezza compresa fra uno, due metri per spingersi sino a 40, quanto un palazzo cittadino a 10 piani. I camini delle fate si formano quando spessi strati di roccia tenera vengono coperti da un sottile strato di roccia dura sulla sommità, con la terra malleabile sottostante che prende la forma di una piramide naturale. Se questo processo geologico è riscontrabile in moltissime regioni del pianeta, in Italia ad esempio sono famose quelle del Trentino, è solo in Cappadocia che le piramidi di terra sono state trasformate in abitazioni, chiese ed edifici pubblici, una collaborazione fra uomo e natura che ha dato vita a opere di architettura dalla bellezza senza tempo.
Il processo che portò a creare i camini delle fate della Cappadocia affonda le radici durante le prime persecuzioni ai Cristiani della regione. Questi cercarono rifugio all'interno della roccia naturale, riuscendo in modo semplice a scavare all'interno delle piramidi di terra. In fuga dai Romani, i Cristiani realizzarono, in particolare nel paese di Göreme, opere architettoniche via via più complesse. Oggi i camini delle fate sono affollati dai visitatori in cerca di paesaggi unici, e molte delle grotte originali sono state trasformate in alberghi o musei, consentendo ai turisti di scoprire un paesaggio creato dalla collaborazione di vulcani, vento, pioggia e uomo. Sempre in Turchia, e sempre per fuggire alle persecuzioni, i Cristiani realizzarono la città sotterranea di Derinkuyu, spettacolare centro abitato che poteva ospitare per mesi sino a 20.000 persone.
(Da: Matteo Rubboli, "I camini delle fate in Cappadocia: capolavoro architettonico fra uomo e natura", Vanilla Magazine) 


Le piramidi di terra o Hoodoos NON:

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