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Test Accesso Programmato 2024
MATERIA: COMPETENZE DI LETTURA E CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI STUDI
Quesiti Risposta Multipla
63. Quale dei seguenti termini NON indica il periodo di un’era geologica?
Giurassico
Carbonifero
Biassico
Triassico
Cretaceo
55. Quale termine può essere associato ad entrambe le seguenti definizioni? “modo di vivere in relazione alle condizioni e possibilità economiche” “la più acuta delle voci maschili”
Tenore
Livello
Basso
Baritono
Tasso
47. «La Constitutio de feudis (o Edictum de beneficiis) è il decreto emanato il 28 maggio 1037 dall’imperatore Corrado II il Salico. […] Con questo editto veniva riconosciuta ai vassalli minori (i valvassori) l’irrevocabilità ed ereditarietà dei loro feudi, estendendo così i diritti di cui già godevano i vassalli maggiori in virtù del capitolare di Quierzy (877). Veniva stabilito, inoltre, che, in mancanza di eredi diretti, il feudo potesse essere trasmesso anche ai parenti prossimi fino al terzo grado, e che nessun feudatario o conte o vescovo potesse privare del feudo un valvassore senza una grave e giustificata motivazione, che doveva essere sottoposta per l’approvazione a un consiglio di valvassori. Venne proibito anche ai grandi feudatari di permutare, alienare e affittare i benefici dei loro valvassori senza il consenso di questi ultimi.»
(La storia. Dall’impero di Carlomagno al Trecento, serie coordinata da Massimo Salvadori per Grandi Opere di UTET Cultura, vol. 5, 2004, p. 156)
Quale sembra che fosse l’obiettivo dell’editto descritto in questo testo?
Rafforzare i rapporti di subordinazione dei piccoli feudatari rispetto ai grandi feudatari
Estendere il sistema feudale in modo da garantire una gestione delegata che alleggerisse le incombenze dell’imperatore
Privare i grandi feudatari delle loro terre e delle loro fonti di reddito
Conservare il diritto ereditario di tutta la società feudale stabilito dal capitolare di Quierzy
Diminuire il potere dei grandi feudatari rafforzando la posizione dei piccoli feudatari
39. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
L’esperienza del brigantaggio post-unitario risultò ulteriormente decisiva per la razzializzazione dei meridionali poiché permise agli studiosi che afferivano alla scuola dell’antropologia positiva di legittimare una teoria scientifica dell’arretratezza meridionale su basi razziali. Tra questi, il nome più famoso è certamente quello di Cesare Lombroso, padre fondatore dell’antropologia criminale italiana, che si muoveva nel quadro del razzismo sociale europeo di fine Ottocento, offrendo una rappresentazione delle classi subalterne in termini di razza. Cruciale nell’elaborazione delle sue teorie fu lo studio del cranio appartenente al contadino calabrese Giuseppe Villella, incarcerato in quanto “sospetto” brigante, e la cui fossetta occipitale mediana, secondo il Lombroso, era con certezza una causa “fisica, antropologica e morfologica di reversione all’uomo primitivo”.
Questa scoperta gli fu utile per riformulare una “teoria dell’atavismo”, secondo cui l’arresto dello sviluppo era in grado di spiegare forme particolari e tribali che caratterizzano le associazioni criminose. Il fatto che il cranio appartenesse a un “sospetto brigante” rafforzò dunque la tesi secondo cui il brigantaggio era l’effetto di un arresto di sviluppo del senso morale collettivo e di una permanenza allo stato barbarico della società meridionale.
(Da: Conelli Carmine, Razza, colonialità, nazione. Il progetto coloniale italiano tra Mezzogiorno e Africa, in Deplano Valeria e Pes Alessandro “Quel che resta dell'impero. La cultura coloniale degli italiani”, Mimesis Edizioni)
Secondo quanto affermato nel brano, la teoria dell'atavismo afferma che:
alcune caratteristiche fisiche, attribuibili a uno stadio di sviluppo più avanzato, spiegano comportamenti poco civili o criminosi
non è possibile associare un diverso grado di civiltà o di primitività ai comportamenti umani basandosi sull'aspetto fisico di una persona
alcune caratteristiche fisiche, attribuibili a uno stadio di sviluppo inferiore, spiegano comportamenti criminosi
all'aspetto fisico esteriore è facile associare un diverso grado di civiltà o di primitività dei comportamenti individuali
i comportamenti tribali primitivi sono riscoperti e rivitalizzati strumentalmente dalle associazioni criminali moderne
31. «Padre Patrauld, professore di matematica, era molto affezionato a Bonaparte e orgoglioso di averlo per allievo. Invece gli altri professori, nelle cui materie il ragazzo corso non era altrettanto brillante, lo snobbavano».
(G. Gerosa, Napoleone, Milano 2001, p. 25)
Che significa in questo contesto “corso”?
Corsaro
Nato in Corsica
Che agisce di corsa, frettoloso, superficiale
Corsivo
Che segue un corso di studi
23. “L’Italia ha bisogno di un governo capace di muoversi con efficacia e tempestività su almeno quattro fronti. Il PNRR è un’occasione unica per migliorare la nostra crescita di lungo periodo, creare opportunità per i giovani e le donne, sanare le diseguaglianze a partire da quelle tra Nord e Sud. Entro la fine di quest’anno, dobbiamo raggiungere 55 obiettivi, che ci permetteranno di ricevere una nuova rata da 19 miliardi di euro. Gli obiettivi riguardano temi fondamentali come le infrastrutture digitali, il sostegno al turismo, la creazione di alloggi universitari e borse di ricerca, la lotta al lavoro sommerso. Completare il PNRR è una questione di serietà verso i nostri cittadini e verso i partner europei. Se non mostriamo di saper spendere questi soldi con efficienza e onestà, sarà impossibile chiedere nuovi strumenti comuni di gestione delle crisi. [….]”
Linkiesta, 8 agosto 2022 Articolo di Giuliano Cazzola
Che cos’è il PNRR cui si fa riferimento nel testo?
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
Piano Nazionale di Ripresa e Ripartizione
Progetto Nazionale di Ripartizione e Resilienza
Progetto Nazionale di Ripartizione e Ridistribuzione
Nessuna delle altre proposte è corretta
15. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
La teoria delle località centrali è stata formulata tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900 a partire da concrete osservazioni sulla Germania meridionale. A questa teoria si sono ispirati, in seguito, numerosi economisti e geografi, specialmente statunitensi. Il ruolo della clientela rurale è decisivo per spiegare la struttura delle reti urbane. I vari centri sono gerarchizzati, e la loro localizzazione obbedisce a leggi precise: “la gerarchia è un sistema spaziale” (Brian Barry). Nel caso di una pianura omogenea, accessibile allo stesso modo da tutte le direzioni, la rete urbana assume la forma di nido d’api (esagoni giustapposti, ognuno dei quali è un’area d’attrazione). Questa disposizione geometrica rappresenta la situazione ideale, perché minimizza le distanze e quindi i costi degli spostamenti.
Fra i centri di uguale importanza, la forma esagonale delle aree di attrazione risulta dall’adattamento di aree che, a rigore, dovrebbero essere circolari. I centri di livello superiore sono meno numerosi, perché i commerci e i servizi rari richiedono aree di attrazione più vaste. Il problema è capire perché il disegno assume una struttura geometrica. Il fenomeno si spiega partendo da una rete inizialmente composta da soli centri di primo ordine. Considerato che i centri già esistenti forniscono tutti i beni e servizi necessari, la migliore localizzazione per la nascita di un centro commerciale inferiore si pone esattamente ad un punto mediano fra tre località centrali di primo ordine: la località di secondo ordine si trova al centro del triangolo che ha per vertici tre località di ordine superiore. Ripetendo il procedimento, si constata che ogni località di livello inferiore si trova al centro di un triangolo formato da tre località di livello immediatamente superiore. […]
La teoria delle località centrali permette anche di affermare che nei Paesi vecchi rimane poco spazio per la nascita di città nuove, a parte quelle che possono svilupparsi su giacimenti minerari o in regioni turistiche.
(da: “La teoria delle località centrali”, in Geografia dei rapporti città-campagna, di J. B. Charrier, Ed. FrancoAngeli, pp. 122-125)
Secondo la teoria descritta nel testo, le località centrali sono disposte nella rete urbana secondo:
la densità demografica
un principio di casualità
la presenza di infrastrutture per il commercio
un principio gerarchico
un calcolo matematico
7. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Ferrovie del Messico è un romanzo di Gian Marco Griffi. Già vincitore del premio Libro dell’anno di Fahrenheit, del premio Mastercard letteratura e del premio letterario Mario La Cava 2023, il libro è uno dei dodici candidati al premio Strega di quest’anno. [...]
Francesco “Cesco” Magetti, soldato della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria di Asti, ha ricevuto dal suo superiore l’incarico di realizzare una cartina della rete ferroviaria del Messico. L’ordine arriva dagli alti comandi nazisti interessati a trovare la misteriosa città messicana di Santa Brígida de la Ciénaga, raggiungibile solo in treno, in cui si nasconderebbe un’«arma risolutiva» indispensabile per le sorti della guerra. Per realizzare la mappa delle ferrovie del Messico, Cesco si affida all’aiuto della bibliotecaria Tilde, di cui si innamora all’istante, che gli consiglia di consultare un’opera scritta da Gustavo Adolfo Baz e illustrata da Eduardo Gallo. L’unica copia del libro risulta però in prestito e il volume, passato di mano in mano, ha attraversato l’intera città di Asti. [...]
Come evidenzia Marco Drago nella postfazione, Ferrovie del Messico si ispira a quella letteratura enciclopedica teorizzata da Guido Almansi per indicare quei libri che aspirano a contenere tutto. La trama del romanzo sembra espandersi all’infinito attraverso digressioni che introducono nuove storie e personaggi. L’opera si caratterizza per continue aggiunte di piani narrativi e salti temporali che rendono impossibile ricostruire con precisione la cronologia degli eventi nonostante le indicazioni di luogo e data poste all’inizio di ogni capitolo.
Il nucleo narrativo di questo romanzo corale è costituito dalle avventure del protagonista che, come la parodia di un eroe ariostesco, si mette alla ricerca del libro di Gustavo Adolfo Baz incontrando svariati ostacoli e prove da superare. Questa confusionaria ricerca permette a Cesco di compiere un percorso di formazione che lo porta a vincere la sua iniziale ignavia e scontrarsi contro le assurdità nazifascismo.
Il racconto della realtà storica in cui il romanzo è ambientato, quella della Repubblica sociale italiana, si caratterizza per il gusto dell’ironia e della farsa, dando forma a una satira feroce e grottesca che non risparmia nemmeno Adolf il Führer. [...]
La coralità e l’enciclopedismo del romanzo si riflettono anche nella varietà dei registri linguistici adottati da Griffi per creare una lingua letteraria che spazia dall’italiano colto alle parlate regionali, dai lessici specialistici al sardo logudorese.
Quale delle seguenti affermazioni sulla trama del romanzo trattato nel brano NON è corretta?
Il racconto è ambientato in Italia durante il periodo fascista
La ricerca di un libro costituisce il nucleo narrativo del romanzo
Il racconto è ambientato in parte ad Asti, in parte in Messico
Si tratta di un racconto di formazione
L'amore tra Cesco e la bibliotecaria antifascista Tilde NON costituisce il nucleo narrativo del romanzo
240. In quale giorno viene celebrato la Giornata della Legalità, ricorrenza per commemorare le stragi di Capaci e via D'Amelio?
27 gennaio.
23 maggio.
22 aprile.
4 novembre.
25 marzo.
232. BRANO 1 Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Le vicende alimentari dell'Europa del Settecento sembrano ripercorrere cammini noti: espansione demografica, insufficienze produttive, sviluppo agricolo. Una storia che ricorda da vicino quella dei secoli XI-XII, o del XVI. Solo che questa volta le dimensioni del fenomeno sono ingigantite. La popolazione europea, che aveva raggiunto a metà del Trecento una punta di forse 90 milioni di individui, e che attorno al 1700 (dopo la grande crisi e la successiva lenta ripresa) era attestata sui 125 milioni, cresce da allora in poi rapidissimamente: 145 milioni a metà del XVIII secolo, 195 alla fine. Il sistema produttivo è messo a dura prova, le carestie si abbattono a intervalli regolari sulla popolazione. Alcune di esse (tristemente celebre quella del 1709-10) colpiscono l’intera Europa, dalla Spagna all'Italia, dalla Francia all'Inghilterra, dalla Germania alla Svezia, ai Paesi dell'Est.
Altre investono territori più circoscritti: quella del 1739-41 colpì soprattutto Francia e Germania; quella del 1741-43 l'Inghilterra; quella del 1764-67 fu particolarmente grave nelle regioni meridionali (Spagna, Italia); quella del 1771-74 nei Paesi del Nord. Nell'insieme, gli anni "difficili" del XVIII secolo sembrano numerosi come non mai (a eccezione forse che nell'XI secolo). Ciò non vuol dire che la gente muoia di fame: se così fosse stato, l'exploit demografico sarebbe a dir poco incomprensibile. Siamo invece di fronte a un malessere diffuso, a uno stato di sottonutrizione permanente che viene per così dire "assimilato" (fisiologicamente e culturalmente) come condizione normale di vita.
All'aumentata richiesta di cibo si rispose, per cominciare, nel modo più semplice e tradizionale: l'espansione dei coltivi. In Francia, nei decenni precedenti la Rivoluzione, le terre a coltura passarono da 19 a 24 milioni di ettari nel giro di trent'anni. In Inghilterra, nella seconda metà del secolo, furono recintati e messi a coltura centinaia di migliaia di ettari di terreni incolti e boschivi. In Irlanda, in Germania, in Italia si prosciugarono paludi e acquitrini. Contemporaneamente si misero a punto nuove tecniche produttive, in un clima di fervore scientifico e di sperimentazione agronomica che per la prima volta riuscì a incontrarsi con gli interessi imprenditoriali dei proprietari terrieri. Si parla a ragione, per quest'epoca, di una vera rivoluzione agricola: tale fu, dal punto di vista tecnico, l'abbandono della pratica del maggese e l’impiego delle leguminose da foraggio in regolare rotazione con i cereali. Ciò consentì, da un lato, di integrare le pratiche zootecniche nel sistema agrario, superando la tradizionale separazione fra attività pastorali e attività agricole; dall'altro, di accrescere sensibilmente i rendimenti del suolo, reso più fertile sia dalla presenza delle leguminose (che possiedono la proprietà di fissare l'azoto nel terreno) sia dalla maggiore disponibilità di concime animale.
Queste e altre trasformazioni segnarono l'avvio del capitalismo agrario, che in certe regioni europee – soprattutto l'Inghilterra e poi la Francia – fu il primo passo verso l'affermarsi dell'economia industriale. All'ampliamento dei terreni coltivati e al perfezionamento delle tecniche produttive si affiancò lo sviluppo di colture particolarmente robuste, sicure e redditizie: quelle stesse che avevano trovato una prima timida diffusione (in ambiti localmente limitati) fra Quattro e Cinquecento, e che vengono ora "riscoperte" come soluzione a basso costo di pressanti esigenze alimentari. Il riso, dopo un certo declino nel XVII secolo, legato anche alle polemiche sull'opportunità igienica e ambientale di far ristagnare l'acqua nei campi, torna in auge nel Settecento come alternativa ai cereali tradizionali: in certe zone esso viene introdotto per la prima volta; in altre viene per così dire reintrodotto. Analoga destinazione sociale ha il grano saraceno, anch’esso "riscoperto" nel Settecento oppure, in certe regioni, introdotto per la prima volta. Ma sono soprattutto il mais e la patata a conquistare un ruolo di assoluto primo piano, sbarazzando il campo da molti antichi concorrenti: fra XVIII e XIX secolo, la tradizionale varietà di cereali inferiori – base millenaria della dieta popolare – viene progressivamente riducendosi a favore dei nuovi protagonisti.
Secondo il brano 1, quali prodotti furono riscoperti nel Settecento?
Il riso e il grano saraceno
Il mais e la patata
Le leguminose
Il farro e la segale
I cereali inferiori