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Test Accesso Programmato 2024
MATERIA: COMPETENZE DI LETTURA E CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI STUDI
Quesiti Risposta Multipla
238. Quale termine può essere associato ad entrambe le seguenti definizioni? “documento emesso con riferimenti commerciali” “atto di stregoneria”
Bolla
Incantesimo
Fattura
Sortilegio
Nota
230. Individuare tra i seguenti termini il sinonimo di “ablazione”:
asportazione
offerta
ovazione
aspettativa
furto
222. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Caro Professor Lévi-Strauss, lo so, lei ci ha lasciati qualche mese or sono, ma le scrivo lo stesso, perché forse solo lei, dal suo meritato ritiro riuscirà a leggere lo sconforto. Noi quaggiù, che abbiamo studiato sui suoi libri e su quelli dei molti bravi antropologi culturali che hanno saputo costruire una disciplina in grado di leggere l’umanità con occhi diversi, ci siamo rimasti male. Male a vedere, che quasi un secolo di studi, di dibattiti per cercare di smontare, faticosamente, l’etnocentrismo, che ci accompagna tutti e far comprendere che non esistono culture superiori o inferiori ma semplicemente diversi modi di organizzare la società e le relazioni umane, non è servito a nulla. O a ben poco se nel 2010, dopo una riforma dei licei definita con modestia dalla sua autrice Mariastella Gelmini “epocale”, possiamo leggere nelle indicazioni nazionali dei licei delle Scienze Umane che tra i temi da affrontare ci sono le cosiddette culture primitive, il loro carattere prevalentemente magico-sacrale, e il passaggio alle cosiddette culture evolute. Speravamo che l’aggettivo “primitive” fosse rimasto solo un rigurgito del passato, magari utilizzato in conversazioni al bar, ma non che finisse in un testo governativo. È vero, hanno aggiunto un “cosiddette” per addolcire un po’, ma si potevano trovare ben altri modi o semplicemente si poteva parlare di culture e basta. [...]
E poi come giustificare il “passaggio alle cosiddette culture evolute”? Nelle pagine successive, abbandonata la prospettiva antropologica, infatti di culture non si parla più, ma solo di civiltà. Ça va sans dire che non si parla più di Africa, Oceania, Asia, ma della luminosa Europa. Loro, i primitivi hanno la cultura, noi la civiltà. Le hanno anche fatto un torto, professore: tra le letture consigliate hanno indicato proprio un suo libro, Tristi Tropici, di cui sinceramente ricordo le minuziose descrizioni delle pitture facciali dei Caduveo, le raffinate analisi sul loro concetto di simmetria, l’attenzione per la complessità dei sistemi simbolici e dei meccanismi narrativi delle popolazioni da lei incontrate. Ricordo il suo, talvolta persino pedante, disgusto nei confronti del passaggio alle “culture evolute”. Sono bazzecole, forse, ma rivelano come minimo scarsa attenzione al linguaggio. Perché se non è semplice sciatteria, allora è grave. Significa che tutto lo sforzo compiuto per dimostrare che la maggior parte delle dicotomie basate sul binomio noi/loro sono frutto di una nostra costruzione è stato vano.
(M. Aime, "Caro Lévi-Strauss ci perdoni", Il Manifesto, 28 marzo 2010)
Cosa sottintende l'autore scrivendo: "hanno aggiunto un "cosiddette" per addolcire un po'"?
Chi ha scritto il documento della riforma era a conoscenza delle implicazioni etnocentriche della parola "primitive" e ha voluto cosìcamuffarle
I tecnici che hanno steso il documento governativo sono poco precisi nell'uso della terminologia scientifica
Si è voluto indicare con un eufemismo lo stato di inferiorità di certe culture rispetto a quella italiana
Probabilmente ci sono stati dei dissidi durante la stesura del documento e l'uso della parola "cosiddette" è un conseguente compromesso
Il testo è stato scritto perché venga fruito da un ampio pubblico, anche di non addetti ai lavori, pertanto si è cercato di usare termini semplici
214. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Nexi, la PayTech leader in Europa, ha annunciato l'approvazione dei target di riduzione delle emissioni di CO2 per tutto il Gruppo da parte della Science Based Target initiative (SBTi). [...] «L'impegno per uno sviluppo sostenibile e la lotta contro i cambiamenti climatici rappresentano ormai una priorità assoluta per le istituzioni, la società civile, gli investitori ma anche per le aziende come Nexi che possono giocare un ruolo rilevante per migliorare l'ecosistema in cui operano. Nexi, già nel 2021, ha assunto l'impegno di ridurre a zero le proprie emissioni nette di gas serra entro il 2040, dieci anni prima rispetto all'obiettivo stabilito dall'Accordo di Parigi, nell'ambito di un più ampio percorso di integrazione degli obiettivi ESG (Environmental, Social, Governance) nel proprio business.
Grazie alle azioni trasformative che coinvolgeranno tutta la nostra catena del valore, dalle facilities e i data centers, all'uso di energie rinnovabili fino alla mobilitazione dei nostri fornitori, il nostro business sarà sempre più sostenibile e rispettoso dell'ambiente, nell'interesse di tutti i nostri stakeholder e con un impatto positivo su tutto il settore», ha commentato in una nota Paolo Bertoluzzo, CEO di Nexi Group. Con i target approvati dalla SBTi, Nexi si impegna a ridurre le emissioni assolute di gas serra di Scope 1 e 2 - quelle generate direttamente dalle business operation - del 42% entro il 2030, partendo dalla baseline del 2021.
Il Gruppo si impegna, inoltre, ad aumentare l'approvvigionamento annuale di energia elettrica da fonti rinnovabili dal 51,7% del 2021 al 100% entro il 2030. Nexi si impegna anche a decarbonizzare la propria catena di fornitura, promuovendo l'adozione di obiettivi di riduzione di CO2 tra i suoi fornitori. Entro il 2027, questo obiettivo di Scope 3 coinvolgerà due ambiti rilevanti della catena di approvvigionamento di Nexi: gli acquisti di beni e servizi, con il coinvolgimento del 78% dei fornitori, in base alla spesa; gli acquisti di beni capitali, con il 70% dei fornitori, in base alle loro emissioni di gas serra, partendo dalla baseline del 2021.
(da: "Nexi: rafforza impegno green, net zero entro il 2040 e target climatici al 2030", La Stampa)
In base al contenuto del testo, quale delle seguenti alternative è vera?
Il gruppo Nexi si impegna ad azzerare le proprie emissioni e raggiungere il totale passaggio alle fonti di energia rinnovabile entro il 2040
I target annunciati da Nexi per la riduzione delle emissioni non sono ancora stati ufficialmente approvati
Nel corso del 2021 l'energia utilizzata da Nexi proveniva per più del 50% da fonti rinnovabili
Le emissioni di gas serra Scope 1 e 2 sono quelle relative alla catena di fornitura dell'azienda
La catena di approvvigionamento di Nexi si limita all'acquisto di beni e servizi, e non prevede l'acquisto di beni capitali
206. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
È un'onomatopea il titolo del nuovo album di Dario Brunori e sulla copertina campeggia un pettirosso disegnato con tratto sobrio ed elegante. Ma al di là di ciò che racconta l'estetica, "Cip!" è un disco che parla dell'uomo più che della natura, e chi conosce Brunori sa che non potrebbe essere altrimenti. […] La poetica di Brunori è ormai nota a tutti: c'è sempre un po' di luce nelle cose negative e sempre un po' di malinconia in quelle positive, come se gli opposti non potessero esistere gli uni senza gli altri. Una sorta di Taoismo recondito che in Brunori si esprime attraverso passaggi semplici e diretti. La forza più grande di questo cantautore, d'altronde, è ancora quella di saper battere un colpo d'ali quando il diabolico baratro della retorica sembra non avergli dato via di scampo. Ciò che si direbbe un provvidenziale colpo di reni contro la banalità.
Forse - tanto per dividere il mondo una volta in più - è proprio questo decollare e cadere in picchiata che eleva la buona musica popolare da quella mediocre. La musica popolare di questo Brunori è comunque un'altra rispetto agli esordi. Sempre più intrisa di hit-pop, ma anche sempre più orchestrale, fase conclusiva di una parabola artistica che ha condotto il Dario nazionale al definitivo sodalizio con il pop generalista - in un universo parallelo "Per due che come noi" (citazione battistiana) sarebbe in gara al prossimo Festival di Sanremo. E se "Achille" celebra il Lucio Dalla più lineare (forse anche troppo, vista la forte somiglianza con "Anna e Marco") non si ode più alcuna eco di Rino Gaetano, né quella propensione didascalica che raccontò mirabilmente le storie di alcuni "Poveri Cristi" italiani. "Cip!" si dedica ai princìpi generali della vita: la politica, la famiglia, il confine talvolta impercettibile fra sesso e amore, l'accettazione della morte e della vecchiaia, il rapporto con gli altri e con sé stessi, l'agàpe ("difendimi", canta Brunori, "al di là dell'amore", quello solito).
Temi e riflessioni che si ripetono costantemente, al punto da tessere una trama capace di tenere insieme i pezzi di un album splendidamente compatto, che lascia addirittura trapelare vere e proprie associazioni di brani, come nella seconda traccia del disco, dove Brunori sembra rinfacciare a se stesso quanto detto poco prima, nella canzone d'apertura: "Ma non eri tu che il bello della vita è riuscire a rientrare in partita, quando sembra finita?".
(Tratto dalla recensione dell'album Cip! di Brunori SAS - di Federico Piccioni, Ondarock)
L'autore del brano afferma che Brunori parteciperà al prossimo Sanremo:
perché ha abbandonato la musica popolare a favore del pop generalista
con la canzone "Poveri Cristi"
con una canzone che omaggia nel titolo Lucio Battisti
con la canzone "Achille", un omaggio a Lucio Dalla
con la canzone "Per due che come noi" che ricalca "Anna e Marco" di Lucio Dalla
198. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Il fatto che la sede del Madre, il Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, si trovi in un antico convento suggerisce il senso storico del tempo: testimonia l'antico, con gli elementi superstiti del vecchio edificio, e abbaglia con la contemporaneità dei coloratissimi inserti dell'artista francese Daniel Buren. Negli ultimi anni, il museo ha acquisito un significato più ampio, divenendo un vero e proprio "luogo delle Muse". E in questi giorni il Madre rende omaggio a Pina Bausch, la famosa danzatrice, coreografa e insegnante tedesca, a dieci anni dalla sua morte. Nata nel 1940, morì nel 2009, svolgendo tutta la sua vita intorno alla sua grande passione per la danza che, con lei, è diventata espressione teatrale, nel senso di racconto di storie. E non solo con il movimento corporeo, come già il balletto classico, ma anche con la voce. E non solo con le parole ma con esclamazioni, urla, sussurri, riso e pianti: i suoni naturali del vivere.
Certo, nella danza della Bausch si nota un forte realismo ma anche l'influenza di quella Germania espressionista testimoniata pure nelle altre arti. Vi si nota anche una passionalità tutta femminile che a volte si oppone a una certa rigidità maschile, mentre a tratti si avverte un sottile spirito umoristico. Pina danzò fin da bambina, per poi distinguersi per la sua bravura che le fece ottenere una borsa di studio negli Stati Uniti.
Al ritorno in Germania sentì il pesante immobilismo delle forme del balletto classico e cercò di rinnovarlo. Al principio della sua attività rivoluzionaria, le critiche non mancarono e il suo realismo venne tacciato di volgarità. Ma poi, nel 1973, cominciò a dirigere il Tanztheater di Wuppertal e fu il grande successo, testimoniato dai premi ottenuti e dalla sua partecipazione a festival importanti. Il suo insegnamento è continuato per opera dei suoi allievi. Al Madre, in omaggio alla memoria di Pina Bausch, c'è la videoinstallazione "Ensembles" di Ismaël Dia, direttore degli Archivi Pina Bausch, e di Matthias Burkert, compagno di lavoro di lunga data dell'artista e coreografa. Il video è accompagnato da una serie di lezioni impartite da una sua allieva, la talentuosa professoressa Marigia Maggipinto. Da questi mini workshop si può comprendere più a fondo l'apporto della grande coreografa.
(Tratto da: Adriana Dragoni, "Danzando con Pina Bausch: il Madre di Napoli ricorda la coreografa", 2 gennaio 2020)
La danza di Pina Bausch:
oggi è continuata dai suoi allievi
è costituita da passionalità e rigidità insieme
aveva caratteri a volte maschili a volte femminili, a cui si univa un sottile umorismo
subiva l'influenza del pesante immobilismo della Germania espressionista
era realista e dichiaratamente volgare
190. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Il nome "eschimese" deriva dall'algonchino, una lingua indiana, che in modo dispregiativo chiama questo popolo "mangiatori di carne cruda" (letteralmente si traduce "mangia crudo"). Gli eschimesi chiamano invece loro stessi Inuit, che significa "veri uomini". Le prime documentazioni relative a insediamenti umani nel continente americano risalgono a circa 28.000 anni fa. Questi popoli, definiti "protoindiani", non abitavano ancora l'Artide, che ai tempi era ricoperta quasi completamente da un immenso ghiacciaio. Circa 6.000 anni fa alcune di queste popolazioni iniziarono un movimento migratorio verso l'odierna Alaska, cosicché dal 500 d.C. cominciano ad essere documentate le prime civiltà specializzate nella caccia in mare aperto.
Quando nel XVI secolo i grossi cetacei cominciano a evitare l'Artide a causa dell'irrigidirsi del clima, gli eschimesi si trovano costretti a cibarsi unicamente di foche; questo dà la spinta necessaria allo sviluppo di una nuova tecnologia che permetterà di pescare anche in pieno inverno: la pesca attraverso un foro nel ghiaccio. Gli eschimesi cacciano almeno 20 specie di animali, sfruttando tutti gli habitat e tutte le catene alimentari dell'Artide.
In inverno gli Inuit si dedicano prevalentemente alla caccia alla foca. In aprile e in maggio si dedicano alla caccia in mare aperto ai cetacei e alla caccia sulla terraferma all'orso bianco e al bue muschiato. In estate e in autunno vi è la caccia collettiva ai caribù, la caccia con trappole ai lupi, alle volpi ed alle lepri, la pesca del salmone, la caccia ad uccelli acquatici e la raccolta di erbe e di frutti commestibili. Prima dell'avvento del motore gli eschimesi spostavano gli insediamenti con il variare delle stagioni, visto che non si potevano inseguire prede che fossero più lontane di un giorno di cammino tra andata e ritorno.
Oggi non è più così visto che grazie a motoslitte e barche a motore i cacciatori possono compiere lunghi viaggi in tempi così brevi da non assomigliare minimamente alla tabella del cacciatore eschimese tradizionale. Grazie alle nuove tecnologie derivate dai contatti con l'uomo occidentale, i campi eschimesi tendono a diventare villaggi stabili. Un vecchio eschimese ha riassunto così "Da quando mio figlio ha comperato motori per le barche abbiamo una dimora stabile; da quando mio figlio, grazie al fucile e alla motoslitta, raggiunge la preda, non soffriamo più la fame."
(Tratto da: Gli eschimesi: il nome, la storia, www.inftub.com)
Quale delle seguenti affermazioni è corretta?
Grazie alle nuove tecnologie, oggi gli eschimesi non vanno più a caccia
Gli eschimesi, venendo a contatto con l'uomo occidentale, hanno iniziato ad imitarne i costumi, compresi gli insediamenti stabili
L'avvento del motore ha cambiato le abitudini alimentari degli eschimesi, consentendo loro di introdurre nella dieta anche frutta e verdura
L'uomo occidentale ha insegnato agli eschimesi come costruire dimore stabili anche nell'Artide
Prima del contatto con l'Occidente gli eschimesi erano nomadi
182.
“Forse è così, ma è decisamente più interessante un’altra osservazione molto acuta sull’arte come “fonte rinnovabile” a cui tutti, vecchi compresi, possono guardare sempre con fiducia.” M. Portello, Gaffe, Lapsus ed altri atti mancati in Doppiozero, agosto 2022
Che cosa sono le fonti rinnovabili?
Risorse naturali che non si rinnovano nel tempo e devono essere salvaguardate
Risorse naturali che si trasformano e possono nel tempo diventare stabili
Risorse naturali che si rinnovano nel tempo e possono essere considerate inesauribili
Risorse naturali che si consumano e devono essere considerate esauribili
Risorse naturali che si sono rinnovate in seguito alla decomposizione anaerobica
174. Con il nome di "ragazzi di via Panisperna" si indicava un gruppo di:
biologi
fisici
chimici
astronomi
medici
166. Storicamente, il primo vaccino fu ideato contro:
il vaiolo
l'influenza
la difterite
il tifo
il colera