Test Accesso Programmato 2024

MATERIA: COMPETENZE DI LETTURA E CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI STUDI

Quesiti Risposta Multipla

86. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
L’infezione da virus dell’immunodeficienza umana/sindrome dell’immunodeficienza acquisita (Hiv/Aids) è un flagello a diffusione planetaria che, dall’inizio dell’epidemia nel 1980, ha causato decine di milioni di morti. Nel 2014 il numero delle persone decedute per Aids, sebbene ridotto del 40% rispetto a dieci anni prima, superava ancora il milione, segno che la trasmissione Hiv interumana continua a rappresentare uno dei maggiori ostacoli al conseguimento della salute globale.
La sua distribuzione nel globo non è uniforme per una prevalente concentrazione in Paesi e regioni povere dell’Africa sub-sahariana, Asia e America Latina. Questa polarizzazione è alla base della suggestione di un’associazione causale diretta tra povertà e Hiv. Tuttavia, quantunque Hiv/Aids sia concordemente riconosciuta come causa peggiorativa di povertà individuale, familiare e nazionale – specialmente per il fatto che colpisce soprattutto gruppi di età economicamente attivi – vi è un dibattito sull’esistenza del legame associativo inverso, ossia se la povertà sia causa di infezione e se gli individui e le comunità più povere siano particolarmente vulnerabili all’infezione oppure entrino in gioco altri fattori o fenomeni da considerare. In aggiunta, si avverte la necessità di capire se e come questi stessi determinanti siano operativi in tutti i Paesi indipendentemente dal loro livello di ricchezza.
(Da: Ronchetto Martina e Ronchetto Flavio, Hiv, povertà e disuguaglianze. Scenari epidemiologici e sociali di una pandemia asimmetrica, in “Teoria e ricerca”. Quaderni di sociologia n°75)


Indicare quale delle seguenti affermazioni relative all'infezione da Hiv/Aids NON è corretta.  
54. Quali fra i seguenti è l’autore della novella Il treno ha fischiato?
22. “Fenomeno consistente nella riduzione del livello generale dei prezzi e nel conseguente aumento del potere d’acquisto della moneta, generalmente determinati da una riduzione della quantità di moneta in circolazione rispetto al reddito prodotto: si tratta di un fenomeno indesiderato manifestatosi generalmente associato a una riduzione dell’attività economica.” Enciclopedia Treccani
A quale dei seguenti termini si riferisce la definizione sopra riportata?
231. BRANO 1 Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Le vicende alimentari dell'Europa del Settecento sembrano ripercorrere cammini noti: espansione demografica, insufficienze produttive, sviluppo agricolo. Una storia che ricorda da vicino quella dei secoli XI-XII, o del XVI. Solo che questa volta le dimensioni del fenomeno sono ingigantite. La popolazione europea, che aveva raggiunto a metà del Trecento una punta di forse 90 milioni di individui, e che attorno al 1700 (dopo la grande crisi e la successiva lenta ripresa) era attestata sui 125 milioni, cresce da allora in poi rapidissimamente: 145 milioni a metà del XVIII secolo, 195 alla fine. Il sistema produttivo è messo a dura prova, le carestie si abbattono a intervalli regolari sulla popolazione. Alcune di esse (tristemente celebre quella del 1709-10) colpiscono l’intera Europa, dalla Spagna all'Italia, dalla Francia all'Inghilterra, dalla Germania alla Svezia, ai Paesi dell'Est.
Altre investono territori più circoscritti: quella del 1739-41 colpì soprattutto Francia e Germania; quella del 1741-43 l'Inghilterra; quella del 1764-67 fu particolarmente grave nelle regioni meridionali (Spagna, Italia); quella del 1771-74 nei Paesi del Nord. Nell'insieme, gli anni "difficili" del XVIII secolo sembrano numerosi come non mai (a eccezione forse che nell'XI secolo). Ciò non vuol dire che la gente muoia di fame: se così fosse stato, l'exploit demografico sarebbe a dir poco incomprensibile. Siamo invece di fronte a un malessere diffuso, a uno stato di sottonutrizione permanente che viene per così dire "assimilato" (fisiologicamente e culturalmente) come condizione normale di vita.
All'aumentata richiesta di cibo si rispose, per cominciare, nel modo più semplice e tradizionale: l'espansione dei coltivi. In Francia, nei decenni precedenti la Rivoluzione, le terre a coltura passarono da 19 a 24 milioni di ettari nel giro di trent'anni. In Inghilterra, nella seconda metà del secolo, furono recintati e messi a coltura centinaia di migliaia di ettari di terreni incolti e boschivi. In Irlanda, in Germania, in Italia si prosciugarono paludi e acquitrini. Contemporaneamente si misero a punto nuove tecniche produttive, in un clima di fervore scientifico e di sperimentazione agronomica che per la prima volta riuscì a incontrarsi con gli interessi imprenditoriali dei proprietari terrieri. Si parla a ragione, per quest'epoca, di una vera rivoluzione agricola: tale fu, dal punto di vista tecnico, l'abbandono della pratica del maggese e l’impiego delle leguminose da foraggio in regolare rotazione con i cereali. Ciò consentì, da un lato, di integrare le pratiche zootecniche nel sistema agrario, superando la tradizionale separazione fra attività pastorali e attività agricole; dall'altro, di accrescere sensibilmente i rendimenti del suolo, reso più fertile sia dalla presenza delle leguminose (che possiedono la proprietà di fissare l'azoto nel terreno) sia dalla maggiore disponibilità di concime animale.
Queste e altre trasformazioni segnarono l'avvio del capitalismo agrario, che in certe regioni europee – soprattutto l'Inghilterra e poi la Francia – fu il primo passo verso l'affermarsi dell'economia industriale. All'ampliamento dei terreni coltivati e al perfezionamento delle tecniche produttive si affiancò lo sviluppo di colture particolarmente robuste, sicure e redditizie: quelle stesse che avevano trovato una prima timida diffusione (in ambiti localmente limitati) fra Quattro e Cinquecento, e che vengono ora "riscoperte" come soluzione a basso costo di pressanti esigenze alimentari. Il riso, dopo un certo declino nel XVII secolo, legato anche alle polemiche sull'opportunità igienica e ambientale di far ristagnare l'acqua nei campi, torna in auge nel Settecento come alternativa ai cereali tradizionali: in certe zone esso viene introdotto per la prima volta; in altre viene per così dire reintrodotto. Analoga destinazione sociale ha il grano saraceno, anch’esso "riscoperto" nel Settecento oppure, in certe regioni, introdotto per la prima volta. Ma sono soprattutto il mais e la patata a conquistare un ruolo di assoluto primo piano, sbarazzando il campo da molti antichi concorrenti: fra XVIII e XIX secolo, la tradizionale varietà di cereali inferiori – base millenaria della dieta popolare – viene progressivamente riducendosi a favore dei nuovi protagonisti.


Quale tra le seguenti affermazioni è ricavabile dal brano 1?
199. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. 
Il fatto che la sede del Madre, il Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, si trovi in un antico convento suggerisce il senso storico del tempo: testimonia l'antico, con gli elementi superstiti del vecchio edificio, e abbaglia con la contemporaneità dei coloratissimi inserti dell'artista francese Daniel Buren. Negli ultimi anni, il museo ha acquisito un significato più ampio, divenendo un vero e proprio "luogo delle Muse". E in questi giorni il Madre rende omaggio a Pina Bausch, la famosa danzatrice, coreografa e insegnante tedesca, a dieci anni dalla sua morte. Nata nel 1940, morì nel 2009, svolgendo tutta la sua vita intorno alla sua grande passione per la danza che, con lei, è diventata espressione teatrale, nel senso di racconto di storie. E non solo con il movimento corporeo, come già il balletto classico, ma anche con la voce. E non solo con le parole ma con esclamazioni, urla, sussurri, riso e pianti: i suoni naturali del vivere.
Certo, nella danza della Bausch si nota un forte realismo ma anche l'influenza di quella Germania espressionista testimoniata pure nelle altre arti. Vi si nota anche una passionalità tutta femminile che a volte si oppone a una certa rigidità maschile, mentre a tratti si avverte un sottile spirito umoristico. Pina danzò fin da bambina, per poi distinguersi per la sua bravura che le fece ottenere una borsa di studio negli Stati Uniti.
Al ritorno in Germania sentì il pesante immobilismo delle forme del balletto classico e cercò di rinnovarlo. Al principio della sua attività rivoluzionaria, le critiche non mancarono e il suo realismo venne tacciato di volgarità. Ma poi, nel 1973, cominciò a dirigere il Tanztheater di Wuppertal e fu il grande successo, testimoniato dai premi ottenuti e dalla sua partecipazione a festival importanti. Il suo insegnamento è continuato per opera dei suoi allievi. Al Madre, in omaggio alla memoria di Pina Bausch, c'è la videoinstallazione "Ensembles" di Ismaël Dia, direttore degli Archivi Pina Bausch, e di Matthias Burkert, compagno di lavoro di lunga data dell'artista e coreografa. Il video è accompagnato da una serie di lezioni impartite da una sua allieva, la talentuosa professoressa Marigia Maggipinto. Da questi mini workshop si può comprendere più a fondo l'apporto della grande coreografa. 
(Tratto da: Adriana Dragoni, "Danzando con Pina Bausch: il Madre di Napoli ricorda la coreografa", 2 gennaio 2020)


Pina Bausch: 
167. Il numero di particelle costituenti presenti in una mole di sostanza viene detto costante di: 
135. «Già agli inizi del Duecento, la città è un grosso centro, con circa quindicimila abitanti e una forte presenza di artigiani, indiscussi protagonisti della vita economica cittadina. Le persone che esercitano lo stesso mestiere sono accolte in corporazioni; nel 1287, il loro numero viene fissato in trentasei. Fabbri, calderai, bronzisti, marangoni, lapicidi, oltre a essere indispensabili ai bisogni del vivere quotidiano, spesso si rivelano valenti artigiani-artisti, autori di importanti opere di intarsio, intaglio, scultura e cesello. Le loro fraglie si radunano in un luogo fisso, il Capitolo, che in genere è la chiesa della contrada in cui si concentrano quanti praticano lo stesso lavoro.» (Museo di arti applicate, Palazzo Zuckermann, Padova)
In base alle informazioni fornite dal brano, cosa sono le «fraglie»?
103. La scoperta delle vitamine fu una vera e propria rivoluzione. In effetti l’era della ricerca vitaminica comincia alla fine del XIX secolo, in un’epoca in cui i lavori di Pasteur mettono in evidenza che la presenza di agenti esogeni (microbi o tossine microbiche) è responsabile di alcune malattie. Per le vitamine, i ricercatori dovranno attenersi ad un modo di procedere inverso in quanto è l’assenza di un fattore nutrizionale che è all’origine delle grandi malattie carenziali: beri-beri, scorbuto, rachitismo, pellagra. […]
Le vitamine sono sostanze organiche, senza valore energetico proprio, necessarie per l’organismo e che l’uomo non può sintetizzare in quantità sufficiente; devono essere quindi fornite dall’alimentazione. Le vitamine costituiscono un gruppo di molecole chimicamente molto eterogeneo; alcune di esse hanno strutture che somigliano a quelle di altri composti organici: vitamina C e zuccheri, vitamina D e ormoni steroidei, vitamina B12 e porfirine. J. LE GRUSSE – B. WAITIERLe vitamineCentro studi Roche
Quale delle seguenti affermazioni non è deducibile dal testo?
71. “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”. La precedente affermazione dove viene sancita?
39. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. 
L’esperienza del brigantaggio post-unitario risultò ulteriormente decisiva per la razzializzazione dei meridionali poiché permise agli studiosi che afferivano alla scuola dell’antropologia positiva di legittimare una teoria scientifica dell’arretratezza meridionale su basi razziali. Tra questi, il nome più famoso è certamente quello di Cesare Lombroso, padre fondatore dell’antropologia criminale italiana, che si muoveva nel quadro del razzismo sociale europeo di fine Ottocento, offrendo una rappresentazione delle classi subalterne in termini di razza. Cruciale nell’elaborazione delle sue teorie fu lo studio del cranio appartenente al contadino calabrese Giuseppe Villella, incarcerato in quanto “sospetto” brigante, e la cui fossetta occipitale mediana, secondo il Lombroso, era con certezza una causa “fisica, antropologica e morfologica di reversione all’uomo primitivo”.
Questa scoperta gli fu utile per riformulare una “teoria dell’atavismo”, secondo cui l’arresto dello sviluppo era in grado di spiegare forme particolari e tribali che caratterizzano le associazioni criminose. Il fatto che il cranio appartenesse a un “sospetto brigante” rafforzò dunque la tesi secondo cui il brigantaggio era l’effetto di un arresto di sviluppo del senso morale collettivo e di una permanenza allo stato barbarico della società meridionale.
(Da: Conelli Carmine, Razza, colonialità, nazione. Il progetto coloniale italiano tra Mezzogiorno e Africa, in Deplano Valeria e Pes Alessandro “Quel che resta dell'impero. La cultura coloniale degli italiani”, Mimesis Edizioni) 


Secondo quanto affermato nel brano, la teoria dell'atavismo afferma che: 

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