Test Accesso Programmato 2024

MATERIA: COMPETENZE DI LETTURA E CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI STUDI

Quesiti Risposta Multipla

60. Quale fra i seguenti è l’esatto ordine cronologico dei tre eventi storici elencati? E1 – inizio rivoluzione di ottobre E2 – fondazione partito fascista E3 – fondazione partito nazionalsocialista tedesco
28. “Non può esistere conservazione senza memoria: i monumenti e le opere d'arte muoiono se le generazioni ne ignorano il contesto e il significato, così come le ragioni che li hanno prodotti e la cultura che nel tempo da essi è scaturita. Sarebbe come esporre I bari o Narciso in una stanza completamente buia. Si avrebbe un bel dire che i dipinti di Caravaggio sprigionano luce propria, al buio ne emanerebbero comunque ben poca. L'impegno che, come sancito dall'articolo 9 della Costituzione, la Repubblica contrae con il patrimonio artistico della Nazione non può riguardare solo la tutela materiale dei monumenti, ma anche la memoria culturale che a tali monumenti si lega presso i cittadini: la luce necessaria perché essi risultino visibili. Che cosa intendiamo con "memoria culturale"? Quella consapevolezza diffusa del passato, condivisa da una certa comunità, che risulta non soltanto dalla conoscenza storica degli eventi trascorsi (...), ma anche dal patrimonio di racconti, immagini, che formano la sostanza condivisa del passato nella consapevolezza di una comunità.” M. Bettini A che servono Greci e Romani? Einaudi 2017 pp.29-30
Che cosa intende dire l'autore con la frase "Sarebbe come esporre I bari o Narciso in una stanza completamente buia"?
237. Nel 1919 Gabriele D’Annunzio guidò l’impresa di Fiume. In quale stato si trova oggi la città di Fiume?
205. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. 
È un'onomatopea il titolo del nuovo album di Dario Brunori e sulla copertina campeggia un pettirosso disegnato con tratto sobrio ed elegante. Ma al di là di ciò che racconta l'estetica, "Cip!" è un disco che parla dell'uomo più che della natura, e chi conosce Brunori sa che non potrebbe essere altrimenti. […] La poetica di Brunori è ormai nota a tutti: c'è sempre un po' di luce nelle cose negative e sempre un po' di malinconia in quelle positive, come se gli opposti non potessero esistere gli uni senza gli altri. Una sorta di Taoismo recondito che in Brunori si esprime attraverso passaggi semplici e diretti. La forza più grande di questo cantautore, d'altronde, è ancora quella di saper battere un colpo d'ali quando il diabolico baratro della retorica sembra non avergli dato via di scampo. Ciò che si direbbe un provvidenziale colpo di reni contro la banalità.
Forse - tanto per dividere il mondo una volta in più - è proprio questo decollare e cadere in picchiata che eleva la buona musica popolare da quella mediocre. La musica popolare di questo Brunori è comunque un'altra rispetto agli esordi. Sempre più intrisa di hit-pop, ma anche sempre più orchestrale, fase conclusiva di una parabola artistica che ha condotto il Dario nazionale al definitivo sodalizio con il pop generalista - in un universo parallelo "Per due che come noi" (citazione battistiana) sarebbe in gara al prossimo Festival di Sanremo. E se "Achille" celebra il Lucio Dalla più lineare (forse anche troppo, vista la forte somiglianza con "Anna e Marco") non si ode più alcuna eco di Rino Gaetano, né quella propensione didascalica che raccontò mirabilmente le storie di alcuni "Poveri Cristi" italiani. "Cip!" si dedica ai princìpi generali della vita: la politica, la famiglia, il confine talvolta impercettibile fra sesso e amore, l'accettazione della morte e della vecchiaia, il rapporto con gli altri e con sé stessi, l'agàpe ("difendimi", canta Brunori, "al di là dell'amore", quello solito).
Temi e riflessioni che si ripetono costantemente, al punto da tessere una trama capace di tenere insieme i pezzi di un album splendidamente compatto, che lascia addirittura trapelare vere e proprie associazioni di brani, come nella seconda traccia del disco, dove Brunori sembra rinfacciare a se stesso quanto detto poco prima, nella canzone d'apertura: "Ma non eri tu che il bello della vita è riuscire a rientrare in partita, quando sembra finita?". 
(Tratto dalla recensione dell'album Cip! di Brunori SAS - di Federico Piccioni, Ondarock)


Secondo l'autore del brano, la forza di Brunori: 
173. Ettore Majorana fu:  
141. L’invenzione di una macchina che sfruttava la pressione del vapore per generare movimento di componenti meccaniche è attribuita a: 
109. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. 
Federico Fellini l’aveva chiamata anche per Amarcord, per interpretare la parte della Gradisca. Si erano visti a Cinecittà, ne avevano parlato e si erano confrontati. [...] Alla fine non se ne fece più niente: il marito di lei si mise in mezzo, le impose di scegliere, «o Amarcord o i figli», e lei capitolò. Nella sua carriera, Sandra Milo, nata Salvatrice Elena Greco, aveva superato tanti momenti come questo. Oggi ci ricordiamo tutti di 8½, gli spezzoni stracult in televisione, il suo sorriso leggero, invitante, che prometteva una superficialità che invece non c’era. Eppure, la sua vita era stata piena di curve, di fossi, di buche da cui altri non si sarebbero mai ripresi. Quando arrivò per la prima volta a Roma, a Cinecittà, aveva un’idea precisa. Voleva affermarsi, mostrare il suo talento, ma fu costretta ad adeguarsi al grande gioco del cinema italiano […].
Per lei Antonio Pietrangeli, che la fece esordire con Lo scapolo, non era solo un regista; era uno che, come Antonioni, aveva avuto il coraggio di mettere al centro le donne e di inquadrarle, di renderle parte integrante del racconto e non solo un accessorio necessario, bello, con cui intrattenere il pubblico maschile. Nella parentesi che va dal 1955 al 1961 lavorò con Becker, Cayatte, Sautet, Steno e Rossellini. Fece 18 film. E anche qui, in questo periodo, i mariti si misero tra i piedi, gli amanti si fecero rumorosi, e lei diventò terra di conquista. Moris Ergas, produttore cinematografico, le intentò 44 cause. E poi c’era la stampa, che ora la acclama, la ama, che si strappa capelli e vesti per lei, e che una volta non esitò ad appiopparle il nomignolo di Canina Canini.
Quando arrivarono Fellini e 8½, ebbe la sua riscossa. Il film vinse l’Oscar per il Miglior film straniero e lei poté togliersi più di un sassolino dalla scarpa. Imparò a conoscere Fellini come nessun altro aveva fatto prima, proprio perché era un’attenta osservatrice e lei, il cinema, lo viveva come una seconda vita [...] La Carla che interpretava in 8½, l’amante del Guido Anselmi di Marcello Mastroianni, era la quintessenza del fumetto, del divertimento, dell’esagerazione e della visione felliniana del mondo e – sì, certo – delle donne. Sandra Milo è stata musa, comparsa, attrice e protagonista. Ha creato un personaggio nel personaggio, e questo si può notare in tutti i film a cui ha preso parte.
(Da: “Sandra Milo ha sempre interpretato se stessa”, Gianmaria Tammaro, Rivista studio)


  Quale delle seguenti informazioni è ERRATA?  
77. Chi fra i seguenti è stato per 42 anni la massima autorità della Libia?
45. «L’esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull’indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico. Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori _______ della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della _______ della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.» (Codice di deontologia medica, tit. II, cap. 1, art. 4, 2006, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri)
Quale coppia di parole colma le lacune?
13. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
La teoria delle località centrali è stata formulata tra gli anni ’30 e ’40 del ‘900 a partire da concrete osservazioni sulla Germania meridionale. A questa teoria si sono ispirati, in seguito, numerosi economisti e geografi, specialmente statunitensi. Il ruolo della clientela rurale è decisivo per spiegare la struttura delle reti urbane. I vari centri sono gerarchizzati, e la loro localizzazione obbedisce a leggi precise: “la gerarchia è un sistema spaziale” (Brian Barry). Nel caso di una pianura omogenea, accessibile allo stesso modo da tutte le direzioni, la rete urbana assume la forma di nido d’api (esagoni giustapposti, ognuno dei quali è un’area d’attrazione). Questa disposizione geometrica rappresenta la situazione ideale, perché minimizza le distanze e quindi i costi degli spostamenti.
Fra i centri di uguale importanza, la forma esagonale delle aree di attrazione risulta dall’adattamento di aree che, a rigore, dovrebbero essere circolari. I centri di livello superiore sono meno numerosi, perché i commerci e i servizi rari richiedono aree di attrazione più vaste. Il problema è capire perché il disegno assume una struttura geometrica. Il fenomeno si spiega partendo da una rete inizialmente composta da soli centri di primo ordine. Considerato che i centri già esistenti forniscono tutti i beni e servizi necessari, la migliore localizzazione per la nascita di un centro commerciale inferiore si pone esattamente ad un punto mediano fra tre località centrali di primo ordine: la località di secondo ordine si trova al centro del triangolo che ha per vertici tre località di ordine superiore. Ripetendo il procedimento, si constata che ogni località di livello inferiore si trova al centro di un triangolo formato da tre località di livello immediatamente superiore. […]
La teoria delle località centrali permette anche di affermare che nei Paesi vecchi rimane poco spazio per la nascita di città nuove, a parte quelle che possono svilupparsi su giacimenti minerari o in regioni turistiche.
(da: “La teoria delle località centrali”, in Geografia dei rapporti città-campagna, di J. B. Charrier, Ed. FrancoAngeli, pp. 122-125)


Secondo la "Teoria delle località centrali", la rete urbana assume la forma di un nido d'api, ossia costituita da esagoni:  

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