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Test Accesso Programmato 2024
MATERIA: COMPETENZE DI LETTURA E CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI STUDI
Quesiti Risposta Multipla
60. Quale fra i seguenti è l’esatto ordine cronologico dei tre eventi storici elencati? E1 – inizio rivoluzione di ottobre E2 – fondazione partito fascista E3 – fondazione partito nazionalsocialista tedesco
E1 – E3 – E2
E3 – E1 – E2
E3 – E2 – E1
E2 – E1 – E3
E1 – E2 – E3
237. Nel 1919 Gabriele D’Annunzio guidò l’impresa di Fiume. In quale stato si trova oggi la città di Fiume?
Croazia
Slovenia
Albania
Italia
Montenegro
173. Ettore Majorana fu:
un fisico
un botanico e naturalista
un medico
un matematico
un astronomo
109. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Federico Fellini l’aveva chiamata anche per Amarcord, per interpretare la parte della Gradisca. Si erano visti a Cinecittà, ne avevano parlato e si erano confrontati. [...] Alla fine non se ne fece più niente: il marito di lei si mise in mezzo, le impose di scegliere, «o Amarcord o i figli», e lei capitolò. Nella sua carriera, Sandra Milo, nata Salvatrice Elena Greco, aveva superato tanti momenti come questo. Oggi ci ricordiamo tutti di 8½, gli spezzoni stracult in televisione, il suo sorriso leggero, invitante, che prometteva una superficialità che invece non c’era. Eppure, la sua vita era stata piena di curve, di fossi, di buche da cui altri non si sarebbero mai ripresi. Quando arrivò per la prima volta a Roma, a Cinecittà, aveva un’idea precisa. Voleva affermarsi, mostrare il suo talento, ma fu costretta ad adeguarsi al grande gioco del cinema italiano […].
Per lei Antonio Pietrangeli, che la fece esordire con Lo scapolo, non era solo un regista; era uno che, come Antonioni, aveva avuto il coraggio di mettere al centro le donne e di inquadrarle, di renderle parte integrante del racconto e non solo un accessorio necessario, bello, con cui intrattenere il pubblico maschile. Nella parentesi che va dal 1955 al 1961 lavorò con Becker, Cayatte, Sautet, Steno e Rossellini. Fece 18 film. E anche qui, in questo periodo, i mariti si misero tra i piedi, gli amanti si fecero rumorosi, e lei diventò terra di conquista. Moris Ergas, produttore cinematografico, le intentò 44 cause. E poi c’era la stampa, che ora la acclama, la ama, che si strappa capelli e vesti per lei, e che una volta non esitò ad appiopparle il nomignolo di Canina Canini.
Quando arrivarono Fellini e 8½, ebbe la sua riscossa. Il film vinse l’Oscar per il Miglior film straniero e lei poté togliersi più di un sassolino dalla scarpa. Imparò a conoscere Fellini come nessun altro aveva fatto prima, proprio perché era un’attenta osservatrice e lei, il cinema, lo viveva come una seconda vita [...] La Carla che interpretava in 8½, l’amante del Guido Anselmi di Marcello Mastroianni, era la quintessenza del fumetto, del divertimento, dell’esagerazione e della visione felliniana del mondo e – sì, certo – delle donne. Sandra Milo è stata musa, comparsa, attrice e protagonista. Ha creato un personaggio nel personaggio, e questo si può notare in tutti i film a cui ha preso parte.
(Da: “Sandra Milo ha sempre interpretato se stessa”, Gianmaria Tammaro, Rivista studio)
Quale delle seguenti informazioni è ERRATA?
Sandra Milo lavorò con Antonioni
Sandra Milo lavorò con Marcello Mastroianni
Sandra Milo ha lavorato sia per il cinema che per la televisione
Il film d'esordio di Sandra Milo è stato Lo Scapolo
Tra il 1955 e il 1961 Sandra Milo lavorò moltissimo: più di due film all'anno
45. «L’esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull’indipendenza della professione che costituiscono diritto inalienabile del medico. Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori _______ della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della _______ della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.»
(Codice di deontologia medica, tit. II, cap. 1, art. 4, 2006, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri)
Quale coppia di parole colma le lacune?
etici – dignità
morali - autodeterminazione
primari – integrità
comunitari – complessità
civici – consapevolezza
222. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
Caro Professor Lévi-Strauss, lo so, lei ci ha lasciati qualche mese or sono, ma le scrivo lo stesso, perché forse solo lei, dal suo meritato ritiro riuscirà a leggere lo sconforto. Noi quaggiù, che abbiamo studiato sui suoi libri e su quelli dei molti bravi antropologi culturali che hanno saputo costruire una disciplina in grado di leggere l’umanità con occhi diversi, ci siamo rimasti male. Male a vedere, che quasi un secolo di studi, di dibattiti per cercare di smontare, faticosamente, l’etnocentrismo, che ci accompagna tutti e far comprendere che non esistono culture superiori o inferiori ma semplicemente diversi modi di organizzare la società e le relazioni umane, non è servito a nulla. O a ben poco se nel 2010, dopo una riforma dei licei definita con modestia dalla sua autrice Mariastella Gelmini “epocale”, possiamo leggere nelle indicazioni nazionali dei licei delle Scienze Umane che tra i temi da affrontare ci sono le cosiddette culture primitive, il loro carattere prevalentemente magico-sacrale, e il passaggio alle cosiddette culture evolute. Speravamo che l’aggettivo “primitive” fosse rimasto solo un rigurgito del passato, magari utilizzato in conversazioni al bar, ma non che finisse in un testo governativo. È vero, hanno aggiunto un “cosiddette” per addolcire un po’, ma si potevano trovare ben altri modi o semplicemente si poteva parlare di culture e basta. [...]
E poi come giustificare il “passaggio alle cosiddette culture evolute”? Nelle pagine successive, abbandonata la prospettiva antropologica, infatti di culture non si parla più, ma solo di civiltà. Ça va sans dire che non si parla più di Africa, Oceania, Asia, ma della luminosa Europa. Loro, i primitivi hanno la cultura, noi la civiltà. Le hanno anche fatto un torto, professore: tra le letture consigliate hanno indicato proprio un suo libro, Tristi Tropici, di cui sinceramente ricordo le minuziose descrizioni delle pitture facciali dei Caduveo, le raffinate analisi sul loro concetto di simmetria, l’attenzione per la complessità dei sistemi simbolici e dei meccanismi narrativi delle popolazioni da lei incontrate. Ricordo il suo, talvolta persino pedante, disgusto nei confronti del passaggio alle “culture evolute”. Sono bazzecole, forse, ma rivelano come minimo scarsa attenzione al linguaggio. Perché se non è semplice sciatteria, allora è grave. Significa che tutto lo sforzo compiuto per dimostrare che la maggior parte delle dicotomie basate sul binomio noi/loro sono frutto di una nostra costruzione è stato vano.
(M. Aime, "Caro Lévi-Strauss ci perdoni", Il Manifesto, 28 marzo 2010)
Cosa sottintende l'autore scrivendo: "hanno aggiunto un "cosiddette" per addolcire un po'"?
Chi ha scritto il documento della riforma era a conoscenza delle implicazioni etnocentriche della parola "primitive" e ha voluto cosìcamuffarle
Si è voluto indicare con un eufemismo lo stato di inferiorità di certe culture rispetto a quella italiana
Probabilmente ci sono stati dei dissidi durante la stesura del documento e l'uso della parola "cosiddette" è un conseguente compromesso
I tecnici che hanno steso il documento governativo sono poco precisi nell'uso della terminologia scientifica
Il testo è stato scritto perché venga fruito da un ampio pubblico, anche di non addetti ai lavori, pertanto si è cercato di usare termini semplici
158. È corretta l'affermazione che nella Costituzione italiana si dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale?
Sì, è corretta
No, la dignità sociale compete solo agli elettori
No, solo i lavoratori hanno dignità sociale
No, la dignità sociale dipende dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche, dalle condizioni personali e sociali
No, la Costituzione non parla di dignità sociale
94. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
I camini delle fate della Cappadocia sono al centro di alcune delle immagini più evocative provenienti dalla Turchia. Conosciuti visivamente a livello mondiale soprattutto in occasione delle feste delle Mongolfiere estive, scientificamente noti anche con il nome di "Hoodoos" o "Piramidi di terra", queste formazioni rocciose hanno un'altezza compresa fra uno, due metri per spingersi sino a 40, quanto un palazzo cittadino a 10 piani. I camini delle fate si formano quando spessi strati di roccia tenera vengono coperti da un sottile strato di roccia dura sulla sommità, con la terra malleabile sottostante che prende la forma di una piramide naturale. Se questo processo geologico è riscontrabile in moltissime regioni del pianeta, in Italia ad esempio sono famose quelle del Trentino, è solo in Cappadocia che le piramidi di terra sono state trasformate in abitazioni, chiese ed edifici pubblici, una collaborazione fra uomo e natura che ha dato vita a opere di architettura dalla bellezza senza tempo.
Il processo che portò a creare i camini delle fate della Cappadocia affonda le radici durante le prime persecuzioni ai Cristiani della regione. Questi cercarono rifugio all'interno della roccia naturale, riuscendo in modo semplice a scavare all'interno delle piramidi di terra. In fuga dai Romani, i Cristiani realizzarono, in particolare nel paese di Göreme, opere architettoniche via via più complesse. Oggi i camini delle fate sono affollati dai visitatori in cerca di paesaggi unici, e molte delle grotte originali sono state trasformate in alberghi o musei, consentendo ai turisti di scoprire un paesaggio creato dalla collaborazione di vulcani, vento, pioggia e uomo. Sempre in Turchia, e sempre per fuggire alle persecuzioni, i Cristiani realizzarono la città sotterranea di Derinkuyu, spettacolare centro abitato che poteva ospitare per mesi sino a 20.000 persone.
(Da: Matteo Rubboli, "I camini delle fate in Cappadocia: capolavoro architettonico fra uomo e natura", Vanilla Magazine)
Secondo l'autore del brano, i camini delle fate:
sono formazioni geologiche naturali trasformate in abitazioni
sono visitabili solo in occasione delle feste estive
possono raggiungere i 40 piani di altezza
sono frequentati soprattutto dagli abitanti della Turchia
sono presenti anche in Trentino
30. Quando i Greci lo inventarono, il termine "barbaro" aveva un significato descrittivo, non valutativo: serviva a indicare chi non parlava greco e dunque, alle orecchie di un greco sembrava balbettare. Insomma, barbaro significava in origine "balbuziente" e, per estensione, il non parlante greco, lo straniero. Ciò non aveva mai impedito ai Greci (...) di intrattenere scambi fecondi con popoli "barbari" come i Fenici, gli Egizi, i Cartaginesi e gli Etruschi. Fu con le guerre persiane che entrò in uso il concetto di "barbaro" come noi ancora oggi lo impieghiamo correntemente, cioè come sinonimo di incivile. I Persiani erano barbari non più perché non parlavano il greco, ma perché privi di quella che i Greci consideravano l'essenza stessa della civiltà, cioè la libertà e l'autodeterminazione: accettavano infatti di vivere sottomessi ad un re che per i Greci incarnava il dispotismo. Questa trasformazione dell’idea di barbaro avvenne per diversi motivi. In primo luogo, perché fu proprio nella guerra contro i Persiani che i Greci, pur sempre in lotta fra loro, maturarono la consapevolezza di appartenere a una civiltà e a una cultura comuni (...). In secondo luogo, perché rappresentare in questo modo i Persiani era utile a raccogliere le forze di tutti verso l'obiettivo comune della propaganda.
F. Amerini et al. , Limes Bruno Mondadori
Dal brano si può dedurre che per i greci il termine "barbari":
diventa sinonimo di incivili dopo le guerre persiane, quando assume significato valutativo
acquista una diversa connotazione nel momento in cui i Greci avvertono la necessità di non preservare la propria identità culturale
definisce da sempre persone che si esprimono in una lingua diversa dal greco e per questo sono definiti "incivili"
indica sempre persone straniere affette da balbuzie.
è utilizzato sempre con lo stesso significato
207. Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento.
È un'onomatopea il titolo del nuovo album di Dario Brunori e sulla copertina campeggia un pettirosso disegnato con tratto sobrio ed elegante. Ma al di là di ciò che racconta l'estetica, "Cip!" è un disco che parla dell'uomo più che della natura, e chi conosce Brunori sa che non potrebbe essere altrimenti. […] La poetica di Brunori è ormai nota a tutti: c'è sempre un po' di luce nelle cose negative e sempre un po' di malinconia in quelle positive, come se gli opposti non potessero esistere gli uni senza gli altri. Una sorta di Taoismo recondito che in Brunori si esprime attraverso passaggi semplici e diretti. La forza più grande di questo cantautore, d'altronde, è ancora quella di saper battere un colpo d'ali quando il diabolico baratro della retorica sembra non avergli dato via di scampo. Ciò che si direbbe un provvidenziale colpo di reni contro la banalità.
Forse - tanto per dividere il mondo una volta in più - è proprio questo decollare e cadere in picchiata che eleva la buona musica popolare da quella mediocre. La musica popolare di questo Brunori è comunque un'altra rispetto agli esordi. Sempre più intrisa di hit-pop, ma anche sempre più orchestrale, fase conclusiva di una parabola artistica che ha condotto il Dario nazionale al definitivo sodalizio con il pop generalista - in un universo parallelo "Per due che come noi" (citazione battistiana) sarebbe in gara al prossimo Festival di Sanremo. E se "Achille" celebra il Lucio Dalla più lineare (forse anche troppo, vista la forte somiglianza con "Anna e Marco") non si ode più alcuna eco di Rino Gaetano, né quella propensione didascalica che raccontò mirabilmente le storie di alcuni "Poveri Cristi" italiani. "Cip!" si dedica ai princìpi generali della vita: la politica, la famiglia, il confine talvolta impercettibile fra sesso e amore, l'accettazione della morte e della vecchiaia, il rapporto con gli altri e con sé stessi, l'agàpe ("difendimi", canta Brunori, "al di là dell'amore", quello solito).
Temi e riflessioni che si ripetono costantemente, al punto da tessere una trama capace di tenere insieme i pezzi di un album splendidamente compatto, che lascia addirittura trapelare vere e proprie associazioni di brani, come nella seconda traccia del disco, dove Brunori sembra rinfacciare a se stesso quanto detto poco prima, nella canzone d'apertura: "Ma non eri tu che il bello della vita è riuscire a rientrare in partita, quando sembra finita?".
(Tratto dalla recensione dell'album Cip! di Brunori SAS - di Federico Piccioni, Ondarock)
Secondo l'autore della recensione, i temi dell'album "Cip" di Brunori:
confermano la banalità del cantautore
lo rendono omogeneo, tanto da permettere un dialogo interno tra i brani
fanno rientrare il cantautore nella musica popolare mediocre
sono sempre gli stessi, il che rende l'album poco interessante
parlano soprattutto dell'amore, come di consueto